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lunedì 30 gennaio 2012

Ecco i Chromebook di Google. Così il notebook trasloca sulla nuvola

L'informatica, nonostante il suo vorticoso evolversi, non fa eccezione. Così quando accendiamo un computer, un qualsiasi computer, ci aspettiamo un'attesa non proprio breve prima dell'avvio, un desktop con delle icone, programmi da installare su un disco rigido e, ogni tanto, da aggiornare.
Ecco, immaginate invece un portatile grande più o meno quanto un netbook che non ha niente di tutto ciò, che ribalta la prospettiva, che azzera ogni consuetudine: si avvia in meno di dieci secondi e subito è pronto all'uso. Sa benissimo chi siamo, conosce i nostri siti preferiti, ha già in memoria i nostri documenti: per riconoscerci gli bastano solo username e password della nostra mail. Niente desktop, niente icone tipo «Risorse del computer» o «Finder», solo le schede di un browser. «Nient'altro che internet», come recita il suo slogan. Parliamo del Chromebook, ovvero il computer secondo Google, dedicato a chi passa la maggior parte del suo tempo in rete o a chi, semplicemente, non ha paura di cambiare abitudini.
Per capire come funziona è necessario svestirsi di ogni pregiudizio o ricordo di una user experience tradizionale. Qui tutto è diverso e però tutto è facile, immediato da comprendere. Non ci sono manuali da studiare perché, se non si è proprio tecnonegati, si arriva a piccoli passi a svolgere qualsiasi operazione che si vuole portare a termine. Dell'accensione, velocissima, abbiamo detto. A quel punto compare una schermata di login: se abbiamo già un account Gmail il gioco è fatto, altrimenti il sistema ci consente di crearne uno. Inserite le credenziali siamo subito dentro. Possiamo navigare in internet, effettuare delle ricerche, guardare foto e video: insomma, tutto ciò che il web consente. Per arricchire di funzioni il nostro computer c'è un app store simile a quello di iTunes da cui acquistare programmi, giochi, libri e così via. Il bello è però che i servizi di Google di base, dalle mappe a Picasa per le immagini fino alle videochiamate, sono già una galassia di servizi non indifferente. Tra tutti spicca Docs, ovvero un archivio e un editor digitale dei nostri documenti di testo, presentazioni e fogli di calcolo.

Non a caso abbiamo scritto archivio digitale: il pilastro che regge i Chromebook è la parola «cloud», il concetto di nuvola che da nicchia sta diventando fenomeno di massa. Il computer trascura l'hard disk, salva tutti i nostri file, le foto e così via in uno spazio virtuale. Così a prescindere da quale macchina in giro per il mondo si accede ai servizi Google, inclusa quella di casa, tutte le nostre cose sono lì, sempre a disposizione. Se stiamo scrivendo una relazione sul portatile usando Docs e la salviamo, dovunque la potremo riprendere esattamente da quel punto. Insomma niente più chiavette o hard disk portatili. E anche meno rischi di perdere materiale prezioso.

Questi sono i pregi, che a volte però coincidono con i limiti. Il Chromebook è un computer progettato per la rete, dunque perde parecchio di senso quando non c'è una connessione, sia essa Wi-Fi o 3G, a portata di mano. Certo, si può lavorare pure offline, ma le operazioni che si possono svolgere sono limitate, limitanti e ridotte all'osso.
Dalla prova del primo arrivato in Italia, il Samsung Chromebook Serie 5, venduto a 399 euro nella versione solo Wi-Fi e a 449 con il 3G, cioè con il modulo dove inserire una sim card, non si può restare indifferenti di fronte ad alcuni pregi: la nitidezza del display da 12,1 pollici, il peso di 1,48 chilogrammi, la durata dichiarata della batteria pari a 8,5 ore di utilizzo continuo, la webcam di serie, soprattutto la capacità – preclusa ai netbook – di svolgere più operazioni contemporaneamente senza bloccarsi in modo puntuale e fastidioso.

Anche la tastiera, ripensata rispetto a quella tradizionale solo con un tasto dedicato alla ricerca, altri per andare avanti e indietro tra le pagine web, è la conferma di questa vocazione per il web assolutamente non nascosta, anzi sbandierati dal colosso di Mountain View.

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