
Ecco, immaginate invece un portatile grande più o meno quanto un netbook che non ha niente di tutto ciò, che ribalta la prospettiva, che azzera ogni consuetudine: si avvia in meno di dieci secondi e subito è pronto all'uso. Sa benissimo chi siamo, conosce i nostri siti preferiti, ha già in memoria i nostri documenti: per riconoscerci gli bastano solo username e password della nostra mail. Niente desktop, niente icone tipo «Risorse del computer» o «Finder», solo le schede di un browser. «Nient'altro che internet», come recita il suo slogan. Parliamo del Chromebook, ovvero il computer secondo Google, dedicato a chi passa la maggior parte del suo tempo in rete o a chi, semplicemente, non ha paura di cambiare abitudini.
Per capire come funziona è necessario svestirsi di ogni pregiudizio o ricordo di una user experience tradizionale. Qui tutto è diverso e però tutto è facile, immediato da comprendere. Non ci sono manuali da studiare perché, se non si è proprio tecnonegati, si arriva a piccoli passi a svolgere qualsiasi operazione che si vuole portare a termine. Dell'accensione, velocissima, abbiamo detto. A quel punto compare una schermata di login: se abbiamo già un account Gmail il gioco è fatto, altrimenti il sistema ci consente di crearne uno. Inserite le credenziali siamo subito dentro. Possiamo navigare in internet, effettuare delle ricerche, guardare foto e video: insomma, tutto ciò che il web consente. Per arricchire di funzioni il nostro computer c'è un app store simile a quello di iTunes da cui acquistare programmi, giochi, libri e così via. Il bello è però che i servizi di Google di base, dalle mappe a Picasa per le immagini fino alle videochiamate, sono già una galassia di servizi non indifferente. Tra tutti spicca Docs, ovvero un archivio e un editor digitale dei nostri documenti di testo, presentazioni e fogli di calcolo.
Non a caso abbiamo scritto archivio digitale: il pilastro che regge i Chromebook è la parola «cloud», il concetto di nuvola che da nicchia sta diventando fenomeno di massa. Il computer trascura l'hard disk, salva tutti i nostri file, le foto e così via in uno spazio virtuale. Così a prescindere da quale macchina in giro per il mondo si accede ai servizi Google, inclusa quella di casa, tutte le nostre cose sono lì, sempre a disposizione. Se stiamo scrivendo una relazione sul portatile usando Docs e la salviamo, dovunque la potremo riprendere esattamente da quel punto. Insomma niente più chiavette o hard disk portatili. E anche meno rischi di perdere materiale prezioso.
Questi sono i pregi, che a volte però coincidono con i limiti. Il Chromebook è un computer progettato per la rete, dunque perde parecchio di senso quando non c'è una connessione, sia essa Wi-Fi o 3G, a portata di mano. Certo, si può lavorare pure offline, ma le operazioni che si possono svolgere sono limitate, limitanti e ridotte all'osso.
Dalla prova del primo arrivato in Italia, il Samsung Chromebook Serie 5, venduto a 399 euro nella versione solo Wi-Fi e a 449 con il 3G, cioè con il modulo dove inserire una sim card, non si può restare indifferenti di fronte ad alcuni pregi: la nitidezza del display da 12,1 pollici, il peso di 1,48 chilogrammi, la durata dichiarata della batteria pari a 8,5 ore di utilizzo continuo, la webcam di serie, soprattutto la capacità – preclusa ai netbook – di svolgere più operazioni contemporaneamente senza bloccarsi in modo puntuale e fastidioso.
Anche la tastiera, ripensata rispetto a quella tradizionale solo con un tasto dedicato alla ricerca, altri per andare avanti e indietro tra le pagine web, è la conferma di questa vocazione per il web assolutamente non nascosta, anzi sbandierati dal colosso di Mountain View.
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