Tra i fenomeni sottotraccia di questo fine 2012 hi-tech c’è il moltiplicarsi di tablet pensati apposta per i bambini. Ne ho visti sbucare parecchi, presentati da produttori di hardware ma anche da soggetti diversi come catene e marchi di giocattoli. Ragionando dunque sulla domanda "è giusto far usare i tablet ai bambini?" Come genitore (prima) e come smanettona (poi) per me la risposta non può essere che “sì”, fermi restando alcuni paletti di elementare buon senso, cui accenno in coda al pezzo. Alla domanda "Compreresti un baby-tablet ai tuoi figli?" la mia spassionata risposta, con un paio di tablet “seri” in casa, è “no”. Meglio attrezzare il tablet con una custodia antiurto e prestarlo al pargolo per brevi sessioni, sotto stretta sorveglianza. Però questi baby-tablet nascono anche e soprattutto come prodotti “chiavi in mano” per genitori pigri e/o non-tecnologici. In questo senso allora diversi prodotti, tra parental control e app pre-installate, possono diventare interessanti.
Quali sono le caratteristiche dei baby-tablet da tenere d’occhio?
Come per i dispositivi "da grandi", è bene capire come funzionano le applicazioni. Perché è la possibilità di espandere l’uso del tablet con nuovi software che fa la differenza rispetto al Sapientino di una volta. La maggior parte dei prodotti funziona con versioni più o meno modificate del sistema Android di Google. Permettono l’installazione di qualunque app presente sul Play Store Google (circa 700 mila a oggi) a patto di avere una connessione wi-fi in casa: nessun prodotto tra quelli presi in considerazione si collega alle reti di telefonia mobile 3G. C’è chi ha messo a punto uno store apposito con applicazioni didattiche: è il caso del ClemPad di Clementoni e del suo Clem Channel.Un paio di tablet (Storio di VTech e Mio Pad Lisciani) funzionano invece con supporti fisici da inserire in uno slot (tipo console portatili come il Nintendo Ds). In entrambi i casi si tratta di prodotti anche per una platea pre-scolare, dai 3 anni in su. I costi di queste «espansioni» sono più elevati (circa 20 euro contro pochi euro delle app da scaricare) e non è detto che la reperibilità futura sia facile.
Quanto al design tutti i baby-tablet hanno vetro a prova di urto e spesso delle protezioni in gomma sulla scocca. Un punto di forza di questi prodotti è la possibilità di incorporare un software di "parental control". Particolarmente ben studiato quello del SuperPaquito Imaginarium: permette ai genitori di creare accessi separati per ogni bambino e per ognuno di questi andare a definire quali app si possono aprire, quali video di YouTube si possono vedere, quali i contatti con cui scambiare email. C’è persino un timer: superato il numero di minuti giornalieri consentiti, il bambino non può più usare il tablet.
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| Samsung Galaxy Tab2 7.0 |
L’alternativa ai baby-tablet restano però i prodotti per adulti. Quelli più compatti, da 7 pollici, sono abbastanza leggeri e maneggevoli anche per i più piccoli. Le app per under 12 abbondano. E i prezzi si sono fatti più abbordabili: dai 199 euro dei vari Amazon Kindle Fire Hd, Samsung Galaxy Tab2 7.0 e Asus Google Nexus 7 ai 329 dell‘iPad Mini.
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| Amazon Kindle Fire Hd |
Una recente ricerca consigliava di tenere i bimbi al di sotto dei 3 anni alla larga dai touchscreen, anche se alcuni esperti dissentono. L’unico comandamento certo è lo stesso della tv: mai abbandonarli da soli davanti allo schermo. Anche se piccolo e interattivo.

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